Algoritmo Google: qual è stata la sua evoluzione

Qualche settimana fa è stato rilasciato il nuovo aggiornamento all’algoritmo Google, l’acclamato Google Page Experience Update, un aggiornamento che prende in considerazione delle metriche specifiche per valutare la User Experience  e premiare i siti che garantiscono una buona UX. Ma come si è arrivati a questo punto? Qual’è stata l’evoluzione dell’algoritmo Google dal ’98 fino ad oggi?

Indice dei contenuti

La genesi dell’algoritmo Google

Nel 1998 ottenere un buon posizionamento su Google non era molto difficile. Sebbene rappresentasse una grande innovazione per l’epoca, in quegli anni l’algoritmo Google funzionava ancora in maniera relativamente semplice. Per posizionare il proprio sito su una determinata parola chiave, bastava inserirla e ripeterla all’interno delle pagine anche molto più del necessario, abbinandoci una strategia di link building sulle directory principali che esistevano allora.

Attraverso questo  modus operandi semplice ma efficace era possibile posizionarsi con buoni risultati nelle ricerche organiche. Questo funzionamento dell’algoritmo permetteva a siti web con contenuti di scarsa qualità e poco pertinenti rispetto a quella keyword, di posizionarsi in prima pagina o addirittura nelle prime posizioni della SERP, attraverso la discutibile tecnica del keyword stuffing.

I primi aggiornamenti

Nel 2003 l’algoritmo Google comincia ad introdurre alcune modifiche sostanziali, consapevole della necessità di garantire risultati di ricerca più pertinenti. L’obiettivo è quello di penalizzare quei siti con una eccessiva ottimizzazione on-page, ottenuta attraverso la tecnica del keyword stuffing. Vengono introdotti i Quality Rater, ossia figure esterne che valutano le pagine ed i risultati nella SERP, e Google comincia a prestare una maggiore attenzione agli anchor text ma anche a migliorare la qualità nella valutazione semantica dei contenuti, in particolare nella rilevazione dei sinonimi.

2005 – il Nofollow

Nel 2005 Google, e altri browser, introducono il Nofollow. Questo attributo comunica al motore di ricerca di non considerare determinati link, nello specifico i link spam ed i commenti pubblicati all’interno dei blog. Sempre nel 2005, viene effettuato l’aggiornamento delle mappe di Google. Questa novità fu inizialmente considerata marginale ma, come possiamo constatare al giorno d’oggi, ha finito per avere un peso considerevole sulle attività di Local SEO.

2007 – cambia la SERP di Google

Sebbene nel 2007 non vi siano stati aggiornamenti algoritmici, questo è un anno importante da ricordare, in quanto vede l’introduzione di una nuova SERP da parte di Google. Diventa quindi possibile cercare e visualizzare, oltre ai risultati sotto la dicitura “Web”, anche quelli relativi ad immagini, video, mappe, news e altro ancora.

2008 – Google Suggest

Nel 2008 arriva Google Suggest, e l’intento di ricerca (Search Intent) comincia ad assumere sempre maggiore importanza. Da questo momento in poi, quando l’utente inizia a digitare una determinata parola, Google inizia a mostrare un box con diversi suggerimenti che potrebbero corrispondere a ciò che l’utente sta cercando.

2009 – Google Caffeine

Nel 2009 Google lancia un aggiornamento importante – Caffeine – con l’obiettivo di velocizzare il lavoro di indicizzazione dei crawler. Questo aggiornamento ha permesso l’indicizzazione di un numero più elevato di documenti e garantito risultati maggiormente rilevanti e pertinenti nella SERP.

Sempre da questo anno, l’algoritmo Google inizia a porre maggiore attenzione nei confronti dell’elemento brand. Chi ha costruito un brand solido e lavora correttamente sulla SEO viene considerato più credibile e affidabile da Google, e di conseguenza viene premiato riuscendo ad ottenere un buon posizionamento organico per più keywords.

2011 – Panda Update

Un capitolo particolare nella storia dell’algoritmo Google va dedicato all’aggiornamento Panda. Questo update andò a colpire i siti con contenuti duplicati, penalizzando i contenuti di scarso valore, non pertinenti e irrilevanti rispetto alle intenzioni di ricerca degli utenti. Con Panda, Google introduce una guida con 23 domande e rispettive best practices da adottare nella stesura di un contenuto web, al fine di aiutare i proprietari di siti web a raggiungere un buon posizionamento nella SERP.

2012 – Penguin

Con l’aggiornamento Penguin, Google ha deciso di andare a colpire i siti che ottenevano link di scarsa qualità. In pratica, con il rilacio di questo aggiornamento, l’obiettivo di Google era quello di combattere la pratica dell’acquisto e scambio di link, favorendo invece quei contenuti in grado ottenere link in maniera naturale e non forzata.

2013 – Hummingbird

Hummingbird, più che un nuovo aggiornamento, ha visto l’introduzione di un vero e proprio nuovo algoritmo. L’obiettivo di Google, con questo update, era quello di cominciare ad analizzare i contenuti presenti in rete dal punto di vista semantico, andando ad interpretare le intenzioni di ricerca degli utenti e riuscendo a fornire risposte sempre più adeguate e lontane da possibili ambiguità del linguaggio.

2014 – Pigeon

L’aggiornamento Pigeon, ovvero piccione, è stato così denominato perché i piccioni viaggiatori tornano sempre a casa, e questo aggioramento fu introdotto per favorire il posizionamento delle imprese locali, premiando nei risultati quelle che si trovano più vicine al luogo di ricerca. Questo algoritmo, oltre ad avere avuto un grosso impatto sui risultati di ricerca locale, ha comportato grosse modifiche anche alla ricerca globale di Google.

2015 – Mobilegeddon

Questo aggiornamento all’algoritmo Google fu introdotto per premiare i siti ottimizzati per dispositivi mobili quali smartphone o tablet. Da questo momento in poi, chi non ha un sito Web on una struttura mobile-friendly, viene declassato nei risultati di ricerca.

Panthom Update

Tra il 2013 e il 2017, si è sentito spesso parlare di Panthom Update tra gli addetti ai lavori. Questi cosiddetti aggiornamenti fantasma non sono mai stati confermati ufficialmente da Google, ma sono comunque stati notati dagli internauti più attenti. Questi aggiornamenti sono andati a colpire i contenuti di bassa qualità, con particolare attenzione soprattutto alle pagine che presentavano contenuti pubblicitari eccessivi rispetto alla struttura della pagina.

2019 – Google Bert

Per garantire all’utente di visualizzare risultati di ricerca sempre più pertinenti, nel 2019 viene rilasciato l’aggiornamento Google BERT, in grado di migliorare l’interpretazione di complesse query di ricerca a coda lunga. Grazie all’utilizzo del Natural Language Processing, questo update ha migliorato la capacità dell’algoritmo di comprendere il contesto semantico del termine di ricerca.

“BERT”, sta per Bidirectional Encoder Representations from Transformers e si riferisce a un modello algoritmico basato su reti neurali, che Google utilizza per comprendere meglio il contesto di una query di ricerca e per interpretare in modo più accurato il significato delle singole parole in relazione al contesto semantico. Bert è una componente fondamentale per fare in modo che ci sia sempre più piena corrispondenza tra l’intento di ricerca e il risultato finale.

2020 – Google Page Update

Qualche settimana fa Google ha annunciato l’introduzione del Google Page Experience update, un nuovo set di metriche per valutare la User Experience in modo più semplice e preciso. È ufficiale che un nuovo insieme di metriche, i Core Web Vitals, diventano un fattore di ranking importantissimo, che l’algoritmo di Google prende in seria considerazione per l’indicizzazione di siti e pagine.

Conclusioni

Abbiamo visto come l’algoritmo di Google sia in costante evoluzione e influenzi in maniera decisiva il posizionamento del nostro sito. Le modifiche recenti, attraverso il Google Page Experience update, hanno visto la User Experience diventare un fattore di ranking fondamentale. È quindi importante conoscere gli sviluppi dell’algoritmo e rimanere sempre aggiornati in modo da garantire il buon posizionamento delle nostre pagine web.

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Massimo Campesato

Massimo Campesato

Laureato triennale in Psicologia e specializzato in Marketing e Comunicazione Digitale. Appassionato di neuromarketing e sviluppo sostenibile.
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